Il Ventre della Sposa Bambina

Appunti sul romanzo di Giuseppe Pili

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giovedì, 22 giugno 2006
Intercettazioni

Daccordo, s'è capito: questo in realtà è un album di ritagli camuffato da blog. Ne faccio un uso improprio: se Splinder non collassa vorrei mostrarlo fra una trentina d'anni ai nipotini.
Sto conservando con cura i frammenti di emozioni e idee che la lettura del romanzo ha suscitato.
Questo è molto prezioso, perché è stato prodotto in tempi non sospetti, autore assente in corpo e spirito. E' un commento che Lina, autrice de La Famiglia Immaginaria aveva inviato privatamente a The Reader, il padrino del Ventre.
Lina è stata l'unica ad aver individuato la fonte documentaria da cui ha preso le mosse la storia, e ha concluso la "recensione privata" con il complimento più bello che uno scrittore possa ricevere da un collega.

"Caro ***,
il libro di Pili mi ha riportato alla memoria il libro di Padre ***, che ti ho inviato, circa le radici storiche di Seuna, letto più di vent’anni fa. Probabilmente perché quel libro rimane, in chi lo ha letto, nella memoria storica dei nuoresi (per nascita o per adozione).
La trama, a mio parere, si basa su un incongruenza evidentissima nel libro del prete: Nicolao Manca Ruju è un umile muratore. Umile in maniera piuttosto singolare: verga dei contratti con un linguaggio da padre della chiesa - non è stato lui, obietterai tu, per lui lo ha fatto un notaio - ; orbene: dove trova “l’umile muratore”, nota la simbologia massonica (così definito anche da Padre *** nel suo libro), il danaro per la donazione all’arcivescovo di Alghero, ai Gesuiti e for last bat not least per il notaio? Uhm… , sarà pur vero che Pili avrà una bibliografia più ampia del libro in questione, ma secondo me la fonte d’ispirazione questa è.
Padre *** scrive da storico e si basa su fonti scientificamente attendibili: dedica una pagina ai limiti dell’autoreferenzialità al ritrovamento di un vecchio documento che giaceva negletto nella biblioteca della diocesi di Nuoro prima che lui lo strappasse a polveri e muffe (oh, l’umana debolezza), però non trova nulla di strano nel tessere le lodi della “fede povera” di quel Nicolao che prende ad esempio della religiosità che trasuda dal popolo barbaricino: mi si faccia il piacere. Padre *** sarà pure uno storico, ma sempre uomo di chiesa rimane, e tira come un forsennato acqua al suo mulino, indifferente alla debolezza storica e scientifica (nel senso di scienze sociali) di quel Nicolao.
A mon avìs, lo scrittore ha cultura classica; naturalmente il culto della madre terra che discenderebbe direttamente dal culto di Astarte – divenuta artatamente nella cultura cattolica Astarotte – è frutto di altre letture e ricerche che esulano dal libro del prete.
A lui il merito di aver saputo esprimere un libro scritto con un linguaggio universale, che si può leggere in qualsiasi latitudine senza sentirsi compressi in realtà strapaesane.
Ovvero, come io riconosco in don Salaris lo stesso Padre *** o in Don Liori l’esorcista Don *** o nell’idiota sapiente Corpusdomini professor ***, è verosimile che un lettore di Budgebury nel Kent possa riconoscervi i suoi concittadini.
Vorrei farti notare quel passo in cui Don Liori, rivolto a Michele Granara, teorizza un dio immanente e non trascendente, teoria bollata d’eresia dal concilio Vaticano secondo, una vera sottigliezza: perché la religione arrivi al popolo, quindi, ci si può bellamente macchiare d’eresia. Beh, figuriamoci se non si può modificare all’uopo – se non addirittura inventare - una figura realmente esistita come Nicolao.
Ho pensato che metafora rappresenti il maestro Farci, e sono giunta alla conclusione che non sia una metafora, bensì un’allegoria. Impersona, volta per volta, tutto il bestiario dei nuoresi: invidia, e a volte disprezza chi sta al di sopra di lui ma nel contempo sottostà alle regole, ai limiti dell’umiltà servile, facendosi maltrattare dalle figure per così dire istituzionali (don Salaris ufficiale, la storica in sedia a rotelle ufficiale ma in veste alternativa).
Ho pensato che la realtà sommersa nel rione di Santu Predu – il culto della madre terra che persiste – sia un buon artificio narrativo per discutere sulla ricerca, o meglio sul metodo. L’intuizione/il mito di genere femminile e la documentazione, ovvero la scienza, di genere maschile. L’eccellenza quindi sarebbe l’armonica fusione tra i due atteggiamenti.
Senti a me, il primo dei due metodi non è certamente gregario del secondo, ma uno si compendia nell’altro.
Avrei voluto scriverlo io, quel libro.
Vorrei essere con te alla presentazione del libro, ma come ben sai cause di forza maggiore me lo impediscono.
A presto.

Suor Immacolata Concezione"

Postato da: jopili a giugno 22, 2006 10:56 | link | commenti (2) |
recensioni


Commenti
#1   22 Giugno 2006 - 14:41
 
O Gioppìli, mostrerai alla discendenza la lettera di una suora miscredente, dunque?
Vergogna!
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#2   23 Giugno 2006 - 08:14
 
Non faccia la nuorese, prego.
Sempre pronta a spoetizzare tutto.
Si lasci commuovere al momento opportuno.

Eppoi si astenga dal miscredere. Ontologicamente la posizione di miscredenza vivifica l'oggetto miscreduto, anzichenò.
Per cui creda, e non se ne parli più.
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